SOLSTIZIO D’INVERNO

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A Domenico, un grande uomo
di Angelo De Luca

Ora vorresti fregiarti il petto brandendo tra le tue sporche mani il vessillo dell’altra verità. Non ci sei riuscita col piombo, adesso ci riprovi con la menzogna. Io ti conosco, cara ‘ndrangheta. E conosco ancora meglio i tuoi figli riconosciuti e battezzati. E conosco pure quelli muli, i figli non tuoi ma partoriti ugualmente dal ventre molle di una Calabria contaminata. E conosco poi quelli che spargono il tuo messaggio, che a volte si nascondono dietro la faccia semiseria di un tecnico al comune e a volte ti salutano “testiandu” al bar lanciandoti battute che non hanno altri significati se non lo scherno, la bugia, la bastardata.

Ecco, io ti conosco. Sono nato insieme a te. E potrei elencarti mille e uno comportamenti visti con questi occhi ancora aperti. Ma me ne basta uno per classificarti senz’appello: l’infamia.

Tra i tanti drammi e dolori che giornalmente coltivi ai danni della povera gente è l’infamia certamente la tua arma preferita. La pistola è un giocattolo, l’infamia è un metodo.
Costante, preciso.
La utilizzi per ingannare;
La utilizzi per infangare;
La utilizzi per insegnare;
La utilizzi per condizionare.
La utilizzi per comandare, impaurire, attentare, gestire, dire, fare… sbranare.
Sottomettere.

Ma il tuo tempo è sì finito, con la povera gente non hai più nulla a che spartire. Gli hai tolto pure il coraggio di sognare a casa propria e sei rimasta a guardare l’Aspromonte senza manco più latte di capra.

Hai allevato male i tuoi figli riconosciuti, battezzati o muli che siano. Li hai lasciati in un limbo dove non troveranno altra pace che le agognate sirene notturne o il lumino sopra una fotografia di amara gioventù.

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