LA CHIESA DELLA VERGOGNA

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di Angelo De Luca

Negli archivi diocesani di Mileto, cittadina calabrese ed ex capitale Normanna, sono custoditi diversi documenti interessanti che riguardano storie, anzi storiacce di preti ed arcipreti dell’800. Che il potere del clero, specie in un secolo in cui analfabetismo e povertà erano imperanti, fosse sconfinato è un fatto assai noto. Ma un conto è saperlo per vox populi e un altro è leggerlo papale papale nelle carte. Stupri, assassini, avvelenamenti, soprusi, condotte di vita immorali e violenze private sono solo alcuni degli aspetti che hanno contraddistinto un’epoca cupa e tempestosa della Calabria ancora catto-feudale. Grazie al lavoro certosino del professore Giuseppe Garrì, un anziano signore di cultura di San Costantino di Briatico e fervente studioso di antropologia paesana, questi scandali sono contenuti in un libro chiamato “Preti di altri tempi”, edito da “Grafiche Garrì”. Nel volume di 190 pagine sono riportate le lettere originali in un italiano stentato, spesso anonime e spesso firmate, dei tanti contadini vessati dal clero in quegli anni. Alcune sono davvero terribili.

Per entrare nel vivo della questione, senza magari soffermarsi in ulteriori commenti non certo positivi, che magari parrebbero pure viziati da inesistenti spiriti anti clericali, va detto – per amor di cronaca – che il professore Garrì è innanzitutto un fedele ineccepibile, oltreché uno stimato uomo dalle altissime qualità morali. Ma, come nelle più alte dimostrazioni intellettuali, la storia è storia e, indipendentemente dalle convenienze, va scritta per quella che è.

Anzi, per autenticare ancor più lo scandalo, si potrebbero trascrivere pedissequamente le parole di un grande prete e filosofo contemporaneo, studioso anch’egli di faccende antropologiche calabresi. Maffeo Pretto, così come riportato nel libro di Garrì, ha spiegato nel maxi volume “Briatico nella storia” il contesto nel quale sono maturate certe azioni. “L’attività di questi preti – è scritto – rimaneva priva di un autentico spirito evangelico e si limitavano a dire le messe. (…) Il clero ricettizio era ben inserito nel proprio ambiente; i contadini non lo temevano, non lo combattevano, non si scandalizzavano della sua vita morale, spesso non esemplare, ma lo cercavano per tutti i riti che accompagnavano la loro misera vita. (…)”

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LE LETTERE
Un proverbio dell’epoca, innanzitutto: “Monaci, previti e cani / statti cu’ ‘nu lignu ‘e mani”. Traduzione: “Monaci, preti e cani / stattene con un bastone in mano”.

7 gennaio 1827 – “Monsignore R.mo Vescovo di Mileto – Eccellenza
Ascoltate quanto umilmente vi si rapresenta da Marianna Vallone (13 anni, ndr) dello Comune di Mandaradoni Circondario di Briatico. Questa oratrice venne violentata per forza del Paroco Pompignano indegno sacerdote non contento di questo oprò di fare carcerare il Padre della supplicante, ora gli fa mille e mille minacce dicendogli, che nulla gli faccia il ricorrere presso E(eccellenza)…”

Senza nome e senza data – “Ill(ustrissi)mo e R(everendissi)mo Signore,
La popolazione tutta di Potenzoni con calde lagrime vi fa parte, o Signore, le angustie e luttose circostanze in cui si attrova per causa dell’Economo di detto luogo D. Rosario Malvaso per le sue pessime qualità. Il detto Economo Malvaso, per ogni giorno abbandonando la cura si porta nel villaggio di S. Iconio a visitare la casa di una bizzocca di detto luogo trattenendosi secolei tutta la giornata, essendo codesta la sua druda con scandalo e ammirazione di quella e questa popolazione. Il detto economo senza viscere e pietà esercita la più terribile crudeltà per lo maledetto interesse contro li poveri…”
La lettera continua spiegando come tal Economo Malvaso estorcesse denaro per i battesimi e pretendesse subito i soldi dei funerali per non lasciare i cadaveri senza sepoltura per tre giorni.

“Per segno di croce + G.D. A S(ua) Eccillenza R.ma Monsignor di Mileto
Si mette in piena conoscenza V(ostra) S(ignoria) le procedure cattive del parroco N.N. da San Costantino di Briatico; teneva una serva per nome M.V. e la imprenata, e per farla scravare gli sono messo il piede sopra lo filetto e già scravata e dietro lo sgravo morì, in tale visviglio sono salite le Carabiniere di Briatico è giusto ai informazioni avute sia istroito uno processo contro di lui alla Pretura di Tropea, è per le troppi impegni morì sul nascere. (…)”
Il processo, dunque, è rimasto impunito per “i troppi impegni”, a dimostrazione di quanto la giustizia fosse appannaggio dei più forti.

Di lettere come queste ce ne sono scritte a decine. Tutte gridano scandalo, ma nessuna ha mai avuto giustizia. L’unica storia andata a buon fine è forse quella dell’omicidio del parroco di San Ferdinando Carmelo Albanese, il quale nel 1908 morì in seguito all’avvelenamento con acido solforico del vino della messa. Per quell’omicidio pagò con la pena dell’ergastolo l’abate Antonino Naso di San Ferdinando, reo di aver avvelenato il parroco Albanese per ragioni di conflittualità, gelosie e denari.

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