LA VERA STORIA DEL PICCOLO DALAI LAMA CALABRESE

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di Agostino Pantano*

Sta destando preoccupazione in tutto il Regno delle Terre Emerse la notizia del pentimento del piccolo Bubble Gum, il bambino di 11 anni che ha denunciato il padre per non aver pagato da anni e anni il canone Rai.
La Santa Sede ha annunciato l’imminente promulgazione di una bolla papale, che dovrebbe avere al suo fondamento l’indissolubile sacralità della famiglia, che la Chiesa considera minacciata da bambini pronti ad esser creduti quando raccontano a chiunque – anche a un magistrato – i costumi sessuali impuri dei genitori, la strana posizione a quattro zampe della mamma vista sbirciando dalla porta, attratti dal rantolo che proveniva dalla camera da letto, tanto forte da trapanare le cuffie della play-station.
Per la Santa Sede meglio tenersi gli effetti della fornificazione e del sesso orale, tutto sommato giochi capaci di tenere in piedi una coppia che manda i figli al catechismo, piuttosto che riscrivere il Vangelo nella parte in cui Gesù ama Giuseppe benchè il padre sfuggisse alla legge di Erode ed evadesse le tasse degli artigiani, dandosi alla macchia.
“Pensate se dovessimo dar credito ai bambini”, dovrebbe essere questo il titolo della campagna pubblicitaria della Kinder che – questa volta per difendere la sacralità della barretta di cioccolato che i bambini trafugano di nascosto dalla credenza – sembrerebbe puntare ad uno spot di cui è protagonista lo psicoterapeuta infantile Crepet, schiodato dal divano di porta a porta e pronto a dire con aria finalmente desta: “Ma signori miei a 11 anni i bambini vedono film violenti che andrebbero proibiti per l’effetto emulazione che provocano, mentre e’ statisticamente provato che se a quella età si mangia una Fetta al Latte della nostra marca al massimo i pargoli possono copiare una vacca da latte, anche se il muggito si capisce che non è lo stesso”.

Sui rischi dovuti alla non richiesta onestà di Bubble Gum e al suo pentitismo che fa bene alle casse di Viale Mazzini, è intervenuta la stessa Rai annunciando – a sorpresa e con inaspettato rammarico – il prossimo obbligato taglio di una serie di format che erano stati acquistati per angelicare l’infanzia.
“Si pentono a 11 anni – ha dichiarato il direttore generale riconoscendo la sacralità del budget – è una generazione persa: noi non trasmetteremo piu la serie Marcellino Pane e Vino, nè il kolossal Pinocchio che, interpretato dal figlio di Schettino, c’era costato un occhio della testa”.
Il pentitismo e la collaborazione con la giustizia di un bambino di prima media, come era prevedibile, ha gettato nel panico il mondo della scuola. Sono stati ritirati immediatamente i sussidiari con i racconti del libro Cuore, sostituiti prontamente – in nome della sacralità del preside manager e al passo con le nuove tendenze – da alcuni testi editi in Cina i cui titoli, tradotti in italiano, suonerebbero piu o meno cosi: “Manuale del piccolo pentito – Schede tecniche per le migliori consultazioni quando un figlio vuole mandare affanculo il padre”. I traduttori hanno non pochi problemi, visto che in Cina hanno problemi opposti a quelli occidentali: visto il reato a cui si va incontro con la figliazione, il pentitismo non è contemplata come pratica per bambini, semmai per adulti.

Contestualmente sono stati aboliti tutti i cicli di lezioni dedicate alla legalità, considerati ormai superflui dopo la nuova frontiera lanciata dall’11enne pentito e sostituiti da maxi convegni congegnati nelle ore di lezione come una sorta di grande reality show in cui i bambini – in nome della sacralità dello spettacolo di cui quotidianamente si sentono protagonisti – devono cercare a tutti i costi di trovare un genitore qualunque e poi denunciarlo per i motivi più vari, non ultimi quelli legati all’abbandono del foglio di genitori separati e affidati alla madre in via esclusiva: si vince facilmente perchè l’unica penalità è comminata al concorrente che denuncia il padre per maltrattamenti in famiglia, poichè questa evenienza è al centro di un altro programma scolastico, questa volta curato – in nome della sacralità della gioventù che invece non si pente – da Misseri la figlia di zio Michele con video-lezioni in diretta da Avetrana, località che la ragazza detenuta raggiungerà settimalmante in permesso speciale.
Anche il premier Renzi, così come tutto il mondo politico italiano, non si è fatto sfuggire l’occasione per bacchettare il minore pentito di aver guardato i cartoni animati a scrocco. “Un fenomeno – ha detto il presidente del consiglio con piglio pedagogico e in nome della sacralità dei conti pubblici – che va certamente bloccato: pensiamo a quante paghette settimanali potrebbero saltare se si rinfocolasse questo scontro fra generazioni. Si prevede la perdita di almeno tre punti del Pil e il nostro Paese non potrebbe permetterselo”.

Proprio questa levata di scudi del premier, che rimproverando il pentitismo di Bubble Gum ha inneggiato allo slogan giovanilistico del Blasco “al potere la fantasia”, ha indotto il quotidiano La Repubblica ad adeguarsi al cambio di rotta del rottamatore fiorentino, decidendo di titolare l’apertura di prima pagina nel seguente modo, in nome della sacralità dell’età immatura: “Il bimbo non si pente per salvare la televisione ma perchè pensava che fosse Nintendo”.

*tratto dalla sua pagina Facebook

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